Le motivazioni

I terremoto del 24 agosto e del 30 ottobre 2016, poi quello di gennaio unito alle incredibili nevicate di inizio 2017 e le scosse dell’inverno 2018 hanno lasciato una ferita profonda negli occhi e nel cuore di chi quelle immagini le ha vissute attraverso gli schermi televisivi e sulla pelle di chi c’era e quei posti li conosce e frequentava abitualmente.

Per la gente delle Marche, del Reatino e dell’Umbria, il terremoto ha significato la scomparsa dei riferimenti, degli affetti, dei panorami, della speranza. Su quelle strade sfilavano ogni giorno decine di ciclisti. Erano strade silenziose, sovrastate dal profilo dei Monti della Laga e dei Sibillini.

Oggi tutto questo non c’è più. C’è ancora la montagna, certo, ma non ci sono gli sguardi delle vecchiette dal ciglio, le battute nei bar, il vociare dei bimbi al sole dei campetti, i trattori stracarichi di legna nei viottoli del bosco.

Per questo ancora una volta la comunità dei ciclisti si è guardata in faccia e ha scoperto la voglia comune di fare qualcosa per loro. Per essergli accanto. E forse, anche per curare la propria angoscia e dirsi che lassù un giorno tornerà tutto come prima. Ciclisti marchigiani, ma anche l’Associazione dei ciclisti professionisti, perché quando certe cose accadono a uno di noi è come se fossero accadute a tutti gli altri.

A distanza di tre anni da #noiconvoi2016 la macchina organizzativa si è rimessa in moto. Cosa fare? Come farlo? Quando farlo? Con chi farlo?

Ciascuno si è messo le mani in tasca e ha tirato fuori il meglio della sua competenza.

L’idea: pedalare per loro e con loro.

L’obiettivo: incidere fattivamente nella realizzazione di opere e iniziative.

Il modo: portare tanta gente sulla strada, in una sorta di raduno spontaneo. Prendere la bici e pedalare nel silenzio della montagna sarà il modo migliore per ripensare a quest’area com’era e come ci piacerebbe torni ad essere.