Le motivazioni

I terremoto del 24 agosto e del 30 ottobre, poi quello di gennaio unito alle incredibili nevicate di inizio 2017 hanno lasciato una ferita profonda negli occhi e nel cuore di chi quelle immagini le ha vissute attraverso gli schermi televisivi e sulla pelle di chi c’era e quei posti li conosce e frequentava abitualmente.

Per la gente del Piceno e quella del Reatino, il terremoto ha significato la scomparsa dei riferimenti, degli affetti, dei panorami, della speranza. Su quelle strade sfilavano ogni giorno decine di ciclisti. Erano strade silenziose, sovrastate dal profilo dei Monti della Laga e dei Sibillini.

Oggi tutto questo non c’è più. C’è ancora la montagna, certo, ma non ci sono gli sguardi delle vecchiette dal ciglio, le battute nei bar, il vociare dei bimbi al sole dei campetti, i trattori stracarichi di legna nei viottoli del bosco.

Per questo ancora una volta la comunità dei ciclisti si è guardata in faccia e ha scoperto la voglia comune di fare qualcosa per loro. Per essergli accanto. E forse, anche per curare la propria angoscia e dirsi che lassù un giorno tornerà tutto come prima. Ciclisti marchigiani, ma anche l’Associazione dei ciclisti professionisti, perché quando certe cose accadono a uno di noi è come se fossero accadute a tutti gli altri.

A distanza di un anno da #noiconvoi2016 la macchina organizzativa si è rimnessa in moto. Cosa fare? Come farlo? Quando farlo? Con chi farlo?

Ciascuno si è messo le mani in tasca e ha tirato fuori il meglio della sua competenza.

L’idea: pedalare per loro e con loro.

L’obiettivo: riportare lo sport nella loro quotidianità, come motivo di aggregazione e ripresa.

Il modo: portare tanta gente sulla strada, in una sorta di raduno spontaneo lungo l’Antica Via Salaria. Una strada silenziosa, diventata oggi il teatro di quegli eventi terribili. La Route 66 attraverso province diverse, strada maestra di un mondo fermo alle sue tradizioni e così saldamente ancorato alle sue radici da guardare il viaggiatore sempre con una punta di sorniona ironia. Una collana di paesini e casette che il viaggiatore moderno ignorava, fino a a scoprirne il dolore e la distruzione. Prendere la bici e fare rotta verso Ascoli, passare davanti ad Amatrice e Accumoli, poi Pescara del Tronto e Arquata sarà il modo migliore per ripensare a quest’area com’era e come ci piacerebbe torni ad essere.