• 10 agosto 2019

La storia di Rocchino, da #NoiConVoi al Camino di Santiago

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La storia di Rocchino, da #NoiConVoi al Camino di Santiago

Durante la prima edizione, il 23 ottobre 2016, la telefonata del medico dell’ambulanza mi fece sussultare. Diceva che si sarebbe sganciato dalla carovana per accompagnare uno dei partecipanti all’ospedale di Ascoli. Era caduto in discesa prima del bivio di Amatrice, mentre armeggiava con il ciclocomputer e a causa di un dislivello anomalo su un cavalcavia. La strada era ancora ferita dal terremoto di agosto, nessuno poteva immaginare che di lì a sette giorni sarebbe arrivata la scossa più forte. Il tipo, disse il medico, non era grave, ma era meglio fare dei controlli. Si chiamava Rochino Bucci, in arte Petit Roc.
Avendo l’elenco con i dati di tutti gli iscritti, visto che della sua caduta continuavano a parlare tutti coloro che raggiungevano Ascoli, la sera lo chiamai e feci la conoscenza di una persona squisita. Era ancora in ospedale, ma con lui c’erano tutti i suoi compagni di squadra. Da allora siamo rimasti in contatto e con nostro grande piacere, Rocchino è venuto a tutte le edizioni successive, portando il suo gruppo e curando in prima persona le iscrizioni.
Ma questa volta è partito da solo sul Camino di Santiago, portando con sé la nostra borraccia della prima volta.
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«Ho fatto il Camino de la Plata, da Siviglia a Santiago: 1.025 chilometri da solo, in memoria di un amico i cui funerali si sono fatti il 23 ottobre del 2016 giorno del primo #noiconvoi e della mia unica e sola caduta in bici in cinquant’anni».
Il mondo è piccolo, così scavando ho scoperto che quel suo amico lo conoscevo di striscio anch’io, in quanto scout. Si chiamava Eugenio, come Rocchino di San Salvo, in provincia di Chieti. Aveva 45 anni.
«Con lui ed altri amici – ricorda Petit Roc – prima che venisse a mancare, avevamo in progetto di fare una raccolta fondi da destinarsi ad una piccola realtà produttiva di Amatrice. Puoi capire che non si fece più nulla. Anche per questo son venuto quel giorno a Posta».
Questa borraccia, questa storia, queste persone e gli sguardi di quelle che incontreremo lungo il percorso sono il solo motivo per cui vale la pena continuare su questa strada. Grazie Rocchino, grazie a tutti quelli che verranno.